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Attualità, Diritti|7 aprile 2012 14:24

«Usa nostro figlio come arma» con minacce, dispetti e aggressioni

«Una vita d’inferno, lei usa nostro figlio come arma di ricatto, vuole punirmi privandomi della possibilità di vederlo, non importa se poi il bambino soffre. Conta la vendetta, una guerra senza fine. Sono anni che andiamo avanti con le denunce. Più volte la mia ex ha fatto sparire il piccolo, neppure una parola, una telefonata, per dire partiamo, lo ha portato in Inghilterra, lei è inglese. Ero disperato. Non sapevo più che cosa fare. Quando s’è dileguata con nostro figlio la prima volta sono corso dai carabinieri, ho fatto una denuncia di sparizione, è successo altre volte, anche con i nonni lo ha fatto espatriare clandestinamente, l’ho denunciata di nuovo, certo, ma questo non risolve i problemi», Alessandro V., 40 anni, racconta la sua storia di padre che da quasi sei anni cerca di stabilire un rapporto civile con la donna dalla quale si è separato, per garantire al figlio un rapporto decente con entrambi, perché il piccolo, «se il matrimonio è andato a monte lui non deve pagarne le conseguenze».

Valerio, 10 anni, i nomi sono di fantasia per proteggere la privacy del bambino, «per i traumi aveva cominciato a balbettare, a scuola era diventato un disastro, ora va meglio, è più tranquillo». Alessandro V. ha una vicenda tormentata alle spalle. «Minacce, dispetti, aggressioni, sì anche le botte, un giorno il padre di lei, – continua Alessandro – mi ha colpito, un pestaggio in piena regola, ha preso a calci la mia auto, c’era il bambino, spaventato a morte. Non ho reagito». Questa è una storia di separazione in cui il conflitto non si è mai spento: «Ho provato ad avere un affidamento condiviso, ancora non ci sono riuscito. E’ un problema culturale, nei tribunali continuano ad affidare i bambini alle madri, anche quando è sbagliato. Neppure le perizie servono a cambiare orientamento».
«Sono un professionista – continua il padre di Valerio – non ho problemi economici, ma se penso ai 40mila euro che è costata questa battaglia giudiziaria, mi chiedo come fanno i separati con mille euro al mese a difendere i loro diritti ad avere il figlio, se poi devi ricorrere, come è capitato a me, ai civilisti, ai penalisti, se devi finire in tribunale. La nostra separazione è precedente alle legge, dal momento che lei non perde occasione per negarmi il figlio ho fatto dei ricorsi, ho chiesto una revisione dell’accordo e poiché nel frattempo era stata varata la nuova legge ho sperato che il giudice assumesse un diverso orientamento. Non è stato così». Ma la battaglia giudiziaria continua, Alessandro V. non si rassegna.

 

fonte:

 

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