Molti genitori si chiedono se sia giusto o meno utilizzare le mani per insegnare ai bambini la buona educazione. Alcuni ritengono impossibile anche solo l’idea di dare uno scappellotto al proprio bambino, altri sostengono che “quando ci vuole ci vuole”.Le domande che possiamo porci sul cosiddetto “schiaffo educativo”, non riguardano solo l’opportunità o meno di questo metodo, ma anche e soprattutto lo scopo, l’età del bambino, il vissuto di chi lo da e lo riceve, la sua intensità e la sua opportunità.A questo riguardo può essere interessante un’analisi condotta nel 2009 1, che ha utilizzato i dati di due studi longitudinali per esplorare come i metodi educativi dei genitori si modifichino dall’infanzia all’adolescenza e quali possano essere i fattori familiari che determinano questi cambiamenti. Dei due studi, uno coinvolgeva 500 bambini seguiti dall’età di 5 anni ai 16 e l’altro più di 250 bambini, seguiti dall’età di 5 anni ai 15. Dalla loro analisi è emerso che i genitori solitamente regolano il modo in cui disciplinano i loro figli in risposta alle capacità cognitive dei bambini, usando meno punizioni corporali (sculacciata, schiaffi, uso di oggetti contundenti) man mano che crescono. Quando i figli diventano grandi, le punizioni fisiche si rivelano meno efficaci.
La cosa più preoccupante che i ricercatori hanno rilevato è che se le punizioni fisiche continuano fino all’adolescenza, i ragazzi saranno più soggetti a questa età a manifestare problemi comportamentali, rispetto ai figli di genitori che smettono presto di usare le mani sui loro bambini.
“Tenendo in considerazioni questi risultati, gli specialisti della salute mentale e tutti coloro che lavorano con le famiglie, dovrebbero dissuadere i genitori dall’usare punizioni fisiche” - sostieneJennifer E. Lansford, Professore associato del Social Science Research Institute and Center for Child and Family Policy presso la Duke University - “specialmente le madri che sono a più alto rischio di usare una dura disciplina fisica perchè hanno bambini il cui comportamento le mette alla prova o perchè sono preda di forte stress ambientale, dovrebbero imparare ad educare i loro figli con strategie alternative. Un basso reddito, un basso livello d’istruzione, genitori single, stress familiare e il vivere in quartieri svantaggiati, crea una costellazione di rischi che incrementa le possibilità che i genitori continuino ad usare punizioni corporali sui loro ragazzi.” C’è anche da considerare che quanto più un ragazzo diventa aggressivo, tanto più i genitori sono propensi ad alzare le mani. E’ un circolo vizioso.
Conclusioni
Il mio parere, come sempre, è che la virtù stia nel mezzo. Uno scappellotto ad un bambino si può dare ed è utile se:
- viene dato mantenendosi sereni e non come sfogo di rabbia: se sentite che la testa vi si sta annebbiando dalla rabbia, allontanatevi. Le mani usate in quei momenti, oltre a fare molto male, non forniscono un messaggio educativo sano ad un bambino.
- non è violento: deve essere un gesto simbolico, non una tortura.
- riporta il bambino ad un senso di realtà che ha perso perchè preso da un capriccio.
Per il resto sono d’accordo con lo studio che vi ho presentato: quando si supera l’infanzia, a meno che non ci siano gravi motivi, è bene non alzare le mani sui nostri figli. Per gli adolescenti è findamentale il dialogo, il confronto e anche lo scontro, ma solo verbale, da cui il genitore deve saper uscire con dignità.
Alzare le mani su un adolescente è un pò come voler chiudere il dialogo e far valere le ragioni della propria forza.Per loro è un’umiliazione e un’ingiustizia che li farà sentire ancora più arrabbiati.

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