Decreto fiscale: salta la riduzione dell’Irpef. In arrivo gabelle sull’ambiente Altre tasse. Il governo Monti, nell’ambito del risanamento, continua a usare la leva fiscale rimandando le riforme dei fisco e aumentando ancora la pressione. Ne parla Francesco De Dominicis su Libero: Spazzati via i della vecchia riforma: riassetto dell’Irpef (il prelievo sui redditi delle persone) sulla base di tre aliquote al 20, 30 e 40%; e il progressivo azzeramento dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive). Il Governo non ha dubbi e lo mette nero su bianco: «La vecchia delega – si legge nella relazione al ddl – prevedeva un’Irpef a tre aliquote » ma «si ritiene preferibile non ripresentare questo aspetto». Stesso discorso per la «soppressione dell’Irap»: una «indicazione contraddittoria con le esigenze di finanza pubblica». Che tradotto vuol dire: non è possibile rinunciare al gettito di 35 miliardi di euro destinato alle regioni per finanziare la sanità. Punto. Ma non è finita. Brutte sorprese anche per i proprietari di casa che già si preparano a fare i conti con la nuova Imu-Ici (da giugno si pagherà di nuovo sulle prime case e diventerà più cara per le seconde).
Si va incontro a una profonda riforma del catasto: addio ai vani sostituiti dai metri quadri e porte aperte per i valori di mercato.
Sulla carta le misure dovrebbero essere a «saldo zero», ma le aliquote minime dell’Imu – che prende come riferimento il catasto – sono fissate per legge e nei documenti del Governo non si indicano ipotesi di diminuzione. Peraltro la riforma degli “estimi catastali” potrebbe inasprirepurele tassechesipagano nelle compravendite, con ricadute negative su un mercato immobiliare già in affanno. Uno dei capitoli più dolorosi è quello sull’impresa e sulle società. Che continueranno a versare all’Erario i 35 miliardi di Irap, ma dovranno pure rinunciare a studiare a fondo le leggi in cerca del percorso fiscale più vantaggioso. Si chiama «abuso di diritto» ed è il paletto che il Governo vuole introdurre, obbligando di fatto chi fa impresa a sottostare al regime impositivo più penalizzante. Nelle società, poi, arriva lo spione del fisco: un manager su cui ricadrà la responsabilità di tutte le «falle» in materia tributaria e che, quindi, dovrà, in buona sostanza, denunciare chi gli paga lo stipendio. Il tutto in nome della compliance (rispetto delle norme).
E ancora:
Arrivano le tasse per l’ambiente (green taxecarbon tax ) che avranno pure la finalità (encomiabile) di stimolare investimenti “ecologi – ci”, ma nel breve periodo corrono il rischio di pesare come un macigno sui conti delle aziende. Cambia il nome per la tassa sulle società da Ires a Iri e poi per gli azionisti potrebbe scattare, frutto di un articolato meccanismo sul calcolo delle basi imponibili, il raddoppio del prelievo fiscale sugli utili. Colpiti anche i professionisti. Servono soldi per le casse dello Stato e Monti insiste sulla lotta all’evasione nonostante le forti perplessità del Garante della privacy.

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