29 settembre 2010 - Facebook, si dice, è lo specchio della società. Luogo in cui la gente tende ad esprimersi, manifestarsi per quello che è o vorrebbe essere. Anche nelle sue forme peggiori e scioccanti. Come nel caso di Aliza Kuzmenko.
Sia chiaro, si tratta quasi sicuramente di una pagina creata da un troll, ovvero “un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati“, si legge su Wikipedia.
Sì, perché come si legge sul blog di Carmelo Parrinelli, siciliano sempre attento su ciò che succede sulla rete, “le immagini sono autentiche ma, in realtà risalgono a circa un anno fa, quando due studentesse russe di 18 e 19 anni (Alice Kuzmenko e Anna D.), decisero di squartare un cagnolino nella cucina dei loro alloggi universitari di Kiev, per un compito in classe, essendo Anna D. studentessa in veterinaria. Pare che il cane fosse morto investito da una macchina quando le due lo hanno raccolto per il loro compito, conclusosi con il caricamento di foto e video su un noto social network russo di nome VKontacto, simile a Facebook”.
Ma da questa ennesima storia di manifestazione di una violenza, utilizzata da chissacchì per scatenare reazioni negative e “virali”, emerge un’ulteriore riflessione sulla condizione umana
Da un lato, infatti, abbiamo una ragazza che si diletta a squartare un cane ed un topo e che si mostra compiaciuta nell’averlo fatto; dall’altro, un utente che ha avuto la voglia di condividere le immagini su Facebook per “divertimento” e per l’insana passione di godere delle reazioni altrui.
Forse avremmo dovuto non raccontare questo fatto. Confinandolo nell’oblio. Ma la deriva della società è una notizia, un campanello d’allarme che non può non essere amplificato, perché il “male” non deve rischiare di essere “normale” o considerato “artistico”.
Facebook, comunque, non c’entra. Non ha colpe. Anzi, ha un pregio: ci sta raccontando i nostri pregi e ci sbatte in faccia i difetti.
Le foto sono qui. Sono forti, molto. Vietate ai minori e ai cuori sensibili.

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